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Economia circolare: l'alba di una nuova era

Il conflitto in Medio Oriente sta portando l'approv­vigionamento di materie prime sotto i riflettori. È questo il momento giusto per l'economia circolare? Dopotutto, essa è stata concepita proprio per gestire le risorse in modo sostenibile. Cezara Lozneanu e Yohann Terry approfon­discono questa questione nella loro analisi, mettendo in evidenza perché il tema degli investi­menti sia ora soggetto a nuove condizioni.

Autori: Cezara Lozneanu e Yohann Terry

Kreislaufwirtschaft kann die Versorgung mit kritischen Rohstoffen unterstützen
L'economia circolare può contribuire a garantire un approvvigionamento costante di materie prime essenziali (Immagine: Getty Images).

I punti chiave dell'economia circolare per la sicu­rezza degli approv­vigiona­menti:

  1. I nuovi blocchi politici e la deglobaliz­zazione stanno cam­biando anche il con­testo dell'economia circolare.
  2. La carenza di materie prime critiche potrebbe aggravarsi drastica­mente, anche a causa delle ten­denze sosteni­bili verso la transi­zione energe­tica e l'elettri­ficazione.
  3. Mante­nendo risorse importanti all'interno del sistema, l'economia circolare può contribuire in modo signifi­cativo alla sicurezza dell'approvvi­gionamento e all'indipen­denza economica. Preve­diamo una forte crescita di questo modello di business

Le difficoltà nel trovare un accordo lo dimostrano: nel conflitto iraniano, l'approvvigionamento di materie prime attraverso lo Stretto di Hormuz è il fattore decisivo. Non è in gioco solo circa il 20% del petrolio e del gas naturale estratti a livello mondiale, il blocco della rotta marittima ha un forte impatto anche sull’approvvigionamento mondiale di altre materie prime come rame, elio o zolfo per i fertilizzanti. Le minacciose conseguenze a lungo termine della carenza hanno già portato una notevole volatilità sui mercati delle materie prime e finanziari.

Nel frattempo, osserviamo come gli investimenti nel settore dell'economia circolare registrino performance solide. Ciò appare logico: secondo il motto Reduce, Recycle, Reuse, Replace – le “4 R” dell’economia circolare – il tema dell'investimento sostenibile disaccoppia la crescita economica dal consumo di materie prime. Ormai non si tratta più solo di proteggere l'ambiente e le risorse: mantenendo le materie prime critiche all'interno del sistema, l'economia circolare può anche dare un importante contributo alla sicurezza degli approvvigionamenti e all'indipendenza economica.

Economia circolare: oltre alla regolamentazione, la geopolitica sta diventando sempre più un fattore strutturale

È evidente che si stia delineando un cambiamento di paradigma per l'economia circolare. A nostro avviso, questo tema di investimento sta uscendo dalla fase in cui la regolamentazione rappresentava il fattore più importante. Le leggi sulla tutela ambientale e gli incentivi statali fungevano da motori strutturali per la crescita e i ritorni: le aziende che con i loro prodotti e servizi rispondevano a esigenze sostenibili beneficiavano di sgravi fiscali o sovvenzioni. Al contrario, gli attori che non mostravano tali ambizioni erano penalizzati con tasse sulle emissioni di CO2 o addirittura con multe. La globalizzazione e la cooperazione internazionale erano una cornice.

Soprattutto in Europa, la regolamentazione rimane certamente un motore importante. Come forza motrice globale, tuttavia, la geopolitica sta acquisendo un ruolo sempre maggiore. Come ha recentemente evidenziato il conflitto in Iran, alleanze tradizionali come la Nato o le Nazioni Unite sono messe in discussione da nuovi blocchi politici. Nel frattempo, il libero scambio si trova sempre più esposto a tendenze protezionistiche. Ne è un esempio la disputa sui dazi alimentata dagli Stati Uniti. Le conseguenze dirette sono un'elevata volatilità sui mercati finanziari e la scarsità di materie prime strategiche – quest'ultima provocata in modo del tutto intenzionale e da tempo non più limitata allo Stretto di Hormuz.

Ad esempio, secondo i dati dell'Ocse le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche sono decuplicate tra il 2009 e il 2023 (vedi grafici in basso). Particolarmente colpiti sono stati i minerali e i metalli. Come calcola inoltre l'organizzazione, la metà delle barriere commerciali è stata imposta da Stati che dispongono essi stessi di grandi giacimenti di materie prime – in primis la Cina con la propria posizione dominante nel settore delle terre rare (secondo l'Agenzia internazionale per l'energia, Aie, la Repubblica Popolare controlla circa il 90% della produzione raffinata ), ma anche India, Vietnam o Argentina. Il gioco di potere sulle materie prime è iniziato da tempo.

Economia circolare: gli ostacoli al commercio delle materie prime critiche come fattore trainante

Fonti: Ocse 2025, Goldman Sachs

Alla luce di questi sviluppi, gli Stati, le imprese e gli investitori non hanno praticamente altra scelta: sono costretti a concentrarsi maggiormente sui temi dell'indipendenza economica e della sicurezza degli approvvigionamenti.

L'economia circolare, che mantiene le materie prime importanti all'interno del sistema contrastandone così lo spreco, si impone qui come una soluzione interessante – e dovrebbe addirittura acquisire maggiore importanza dal punto di vista sostenibile. Infatti, il cambiamento di paradigma verso la geopolitica come fattore trainante coincide con altre due tendenze strutturali, anch'esse caratterizzate dalla loro “fame” di materie prime.

Le tendenze sostenibili sono affamate di materie prime critiche: l'economia circolare come soluzione?

Da un lato, abbiamo la transizione energetica dai combustibili fossili verso energie a basse emissioni di CO2. Come abbiamo già riferito, questo cambiamento è in pieno svolgimento. Secondo le stime dell'Aie, tra il 2015 e il 2025 gli investimenti globali in tecnologie pulite sono saliti a 2.200 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, gli investimenti nelle fonti energetiche fossili sono diminuiti di un quinto, attestandosi a circa 1.100 miliardi di dollari. Il conflitto in Medio Oriente dovrebbe sostenere ulteriormente la tendenza alla decarbonizzazione: è ovvio che non si può bloccare il vento né bombardare la luce del sole.

La transizione energetica va di pari passo con un'altra tendenza strutturale: l'elettrificazione. Anche in questo caso, si prevede una crescita: secondo l'Aie, entro il 2050 la domanda di elettricità potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare, non da ultimo a causa dell'elevato consumo energetico dei data center, che stanno crescendo a dismisura in tutto il mondo in scia al boom dell'intelligenza artificiale (IA).

E una cosa è certa: né la transizione energetica né l'elettrificazione possono fare a meno delle materie prime critiche, come abbiamo potuto dimostrare in un'analisi approfondita. Nelle reti elettriche si utilizzano grandi quantità di rame e alluminio. Litio, nichel, cobalto, manganese e grafite sono invece fondamentali per le prestazioni delle batterie. È inoltre evidente che gli impianti fotovoltaici, i parchi eolici e i veicoli elettrici richiedono di norma più materie prime critiche rispetto ai prodotti concorrenti alimentati con combustibili fossili. La rapida diffusione di nuove tecnologie per le energie pulite e rinnovabili potrebbe quindi portare a una domanda senza precedenti di tali materie prime – e l'attuale economia lineare, con il suo spreco di risorse, non è attrezzata per soddisfare questa domanda.

Consumo di materie prime critiche per le tecnologie pulite (in chilotonnellate kt)

Fonte: IEA, esclusi alluminio e acciaio

La tutela dell'ambiente e del clima rimane un forte motore per l'economia circolare

Gli investitori interessati alla sostenibilità possono inoltre considerare il tema della sicurezza degli approvvigionamenti e dell'indipendenza economica in relazione alla protezione del clima e dell'ambiente. L'uso attento delle risorse naturali può dare un contributo positivo diretto in questo senso e si impone come misura necessaria per far fronte alla loro scarsità: secondo l'organizzazione Global Footprint Network, nel 2024 sarebbero stati necessari circa 1,7 “Terre” per stare al passo con i consumi. Dal nostro punto di vista è quindi chiaro: anche se in alcuni Stati le questioni ambientali sono attualmente passate in secondo piano, le tecnologie pulite e l’economia circolare, con la loro attenzione alle “4 R”, rimangono decisive per fronteggiare la scarsità di risorse. Le recenti turbolenze nel settore del petrolio e del gas rafforzano ulteriormente questa tendenza.

In un'ottica di tutela dell'ambiente e di garanzia della sicurezza degli approvvigionamenti, appare quindi ovvio investire in modo mirato nei quattro sottosettori dell'economia circolare dove prevediamo un potenziale considerevole: se la penetrazione dei processi circolari nell'economia dovesse aumentare dall'attuale 7% al 14% entro i prossimi dieci anni, l'economia circolare crescerebbe, secondo le stime, a un ritmo doppio rispetto al Pil globale.

Economia circolare: le “4 R” al servizio della sicurezza dell'approvvigionamento e della gestione sostenibile delle risorse

  • Ridurre (Reduce): settori di investimento interessanti in questo ambito sono l'uso efficiente dei materiali nella progettazione dei prodotti e l'aumento della durata di vita dei prodotti. Da menzionare sono anche gli approcci “Zero Waste” e le soluzioni che possono contribuire a un uso rispettoso dei prodotti.
  • Sostituire (Replace): l'attenzione si concentra qui sul passaggio a materiali di imballaggio riutilizzabili in modo efficiente, come la carta e l'alluminio, sulla produzione di plastiche biodegradabili e sulla sostituzione delle sostanze chimiche.
  • Riutilizzo (Reuse) Consideriamo promettenti i modelli di business della “Secondhand & Rental Economy” e il mercato delle auto da rottamare, che può contribuire al recupero di metalli importanti dai veicoli rottamati.
  • Riciclo (Recycle): ci concentriamo sui cicli chiusi di materiali e risorse naturali come l'acqua, oltre al cosiddetto bioriciclo, ovvero il riutilizzo dei rifiuti biologici.

La nostra conclusione sull'importanza dell'economia circolare nell'era della geopolitica

L'economia circolare può contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e all'indipendenza economica attraverso un uso corretto delle risorse. A nostro avviso, questo tema di investimento offre quindi un notevole potenziale per gli investitori interessati alla sostenibilità in un'era sempre più determinata dalla geopolitica. La protezione dell'ambiente e la lotta contro la crisi climatica rimangono ulteriori fattori trainanti strutturali.

Tema di investimento «Economia Circolare»: Approfondimenti

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Portfolio Manager Yohann Terry with insights about the theme of circular economy and it's investment opportunities.

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