Cosa sta guidando i mercati azionari: i fattori chiave
I mercati azionari stanno entrando in una fase complessa con l’inizio del secondo trimestre: l’incertezza geopolitica, lo shock energetico innescato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e una riconfigurazione delle dinamiche di mercato potrebbero continuare a destabilizzare i mercati azionari, nonostante il cessate il fuoco.
L’attuale contesto macroeconomico continua a essere caratterizzato da un’elevata incertezza geopolitica, principalmente dovuta al conflitto in Medio Oriente. A marzo, il premio per il rischio azionario è salito al 3,7% per le azioni statunitensi e oltre il 4,5% per quelle europee, accompagnato da una volatilità significativamente più elevata, dovuta all’incertezza e, talvolta, a comunicazioni incoerenti.
All’inizio di aprile, la situazione si è calmata in seguito all’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane, e i mercati hanno reagito con un forte rally.
Per il momento, tuttavia, le condizioni di mercato restano caratterizzate da una marcata fragilità. È quindi prevedibile che i mercati continuino a sperimentare un’elevata volatilità fino a quando il cessate il fuoco non si trasformerà in un accordo di pace stabile e, soprattutto, finché il collo di bottiglia energetico nello Stretto di Hormuz non sarà definitivamente risolto. Resta da capire fino a che punto le parti in conflitto siano disposte a negoziare le proprie richieste. Fino ad allora, il cosiddetto “headline risk” rimarrà elevato e il sentiment di mercato sarà probabilmente guidato più dal flusso di notizie che da sviluppi concreti.
Il contesto macroeconomico e geopolitico
Il nostro scenario di base non è cambiato dall’inizio del conflitto: continuiamo a ipotizzare una risoluzione relativamente rapida della crisi in Medio Oriente.
La disponibilità al dialogo dichiarata dalle parti in guerra, espressa all’inizio di aprile, sostiene una normalizzazione della situazione nel breve termine. Dal punto di vista politico, gli Stati Uniti hanno ancora un forte interesse a limitare le ripercussioni economiche e politiche in vista delle elezioni di Mid Term a novembre. Anche la Cina, verosimilmente, sta lavorando dietro le quinte per garantire una normalizzazione delle esportazioni energetiche.
Nel corso del conflitto, tuttavia, è emerso chiaramente che la soluzione non dipende solo dagli Stati Uniti. È difficile valutare i progressi effettivi dei negoziati e non si può escludere una riaccensione improvvisa del conflitto. Qualsiasi nuova escalation prolungherebbe la durata della crisi e aggraverebbe le implicazioni macroeconomiche a livello globale. Al contrario, una piena riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe accelerare significativamente il processo di stabilizzazione.
In questo contesto geopolitico, il sentiment degli investitori è finora rimasto relativamente equilibrato: nonostante lo shock sull’offerta energetica globale e valutazioni storicamente elevate, la correzione dei mercati azionari è stata relativamente contenuta.
Dall’inizio del conflitto (al 10 aprile 2026), le perdite sono rimaste limitate: azioni globali -1,5%, USA -0,75%, Europa -2,3%, mercati emergenti -3,6%. Durante le fasi di stress, l’indice di volatilità VIX ha superato solo brevemente quota 30 ed è attualmente intorno a 20 punti. In sintesi, il comportamento dei mercati suggerisce o che non si prevedano gravi ripercussioni sull’economia globale, oppure che gli operatori mostrino una certa compiacenza rispetto a un possibile peggioramento nel lungo termine.
I principali rischi da monitorare
All’inizio dell’anno, le aspettative erano relativamente positive. Nonostante le incertezze legate all’intelligenza artificiale (AI), all’annuncio di nuovi dazi commerciali e all’aumento dei default nel segmento del credito privato, i mercati azionari hanno registrato buone performance fino alla fine di febbraio, in particolare in Europa (+5,6%) e nei mercati emergenti (+11%).
A marzo, però, il mercato ha reagito rapidamente e le valutazioni azionarie sono state riviste al ribasso. Allo stesso tempo, al 10 aprile, il rapporto prezzo/utili (P/E) delle azioni statunitensi è pari a 21, ben al di sopra della media di lungo periodo di circa 17,7. È significativo che gli analisti non abbiano ancora rivisto le stime sugli utili per il 2026 e il 2027.
Il rischio principale per i mercati azionari resta quindi legato alla durata del conflitto in Medio Oriente e alla tenuta del cessate il fuoco fino a un accordo negoziato. Più a lungo lo Stretto di Hormuz resterà chiuso o fortemente limitato per il trasporto di petrolio e gas, più gravi saranno le conseguenze sull’offerta energetica globale. Il prezzo del petrolio Brent è arrivato a salire fino a quasi il 60% rispetto ai livelli pre-conflitto e, anche dopo il cessate il fuoco di aprile, si mantiene intorno ai 100 dollari al barile.
Un periodo prolungato di tensioni sull’offerta e prezzi energetici elevati avrebbe conseguenze rilevanti: aumento delle aspettative di inflazione e peggioramento delle prospettive di crescita globale. A marzo, le aspettative di inflazione negli Stati Uniti sono già salite dal 2,4% al 3,3%, mentre la fiducia dei consumatori ha toccato un minimo pluriennale ad aprile. Se si concretizzasse una revisione al ribasso degli utili, ciò potrebbe innescare ulteriori correzioni azionarie. Al contrario, una de-escalation nel corso di aprile rallenterebbe questa dinamica.
Opportunità tra regioni e settori
A livello geografico, il conflitto ha colpito maggiormente le aree più dipendenti dalle importazioni energetiche dal Medio Oriente. Gli Stati Uniti si sono dimostrati più resilienti, grazie al loro status di esportatori netti di petrolio, e continuano a rappresentare un “bene rifugio” per i capitali. Europa e mercati emergenti risultano invece più esposti, a causa dell’incertezza economica, di una politica monetaria potenzialmente più restrittiva, di un dollaro forte e di prospettive di crescita globale più deboli.
A livello settoriale, i titoli energetici (+11,3%) sono stati i principali vincitori a marzo, mentre i settori ciclici come industriali (-10,6%) e materiali di base (-10,7%) hanno registrato le performance peggiori. Il conflitto ha inoltre invertito alcune rotazioni di mercato osservate dall’inizio dell’anno: l’outperformance dei titoli value si è interrotta; le small cap hanno sottoperformato le large cap del 3% a marzo, dopo due mesi positivi; la rotazione di stile ha favorito i titoli di qualità. I rapidi cambiamenti nel flusso di notizie geopolitiche richiedono sangue freddo in un contesto volatile.
Alla luce del nostro scenario di base, riteniamo appropriata un’allocazione azionaria neutrale o leggermente più difensiva, con esposizione a beni di consumo di base, utility e sanità. Allo stesso modo, una maggiore esposizione a società di qualità può rafforzare la resilienza dei portafogli.
Allo stesso tempo, il ruolo dell’intelligenza artificiale come driver strutturale di crescita resta intatto. Semiconduttori, apparecchiature di rete e infrastrutture per data center sono destinati a essere i principali beneficiari di questo ciclo di investimenti, alimentato dalle ingenti spese in conto capitale dei grandi hyperscaler. In un contesto in cui sicurezza e indipendenza energetica diventano sempre più centrali, anche il tema dell’elettrificazione sta acquisendo rilevanza.
Il cessate il fuoco ha offerto un temporaneo sollievo, ma i rischi legati alle notizie rimarranno elevati nei prossimi giorni. Le condizioni di mercato, pertanto, resteranno fragili ancora per un certo periodo.
Avvertenze legali Svizzera
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